sabato 2 giugno 2012

Depressione


La depressione è un problema di rilevanza clinica molto diffuso che ha, come caratteristica predominante, l'alterazione del tono dell'umore, ossia di quello stato emotivo a lungo termine attraverso cui filtriamo tutte le esperienze. La depressione segnala la rottura di un equilibrio e una conseguente caduta dell'umore che, nella forma più leggera, può esprimersi nell'essere "giù di corda" mentre, nella sua forma più grave, può arrivare a costituire un serio disturbo, passando da un cattivo umore transitorio a uno stato fisso.

Come categoria diagnostica, la depressione rappresenta una costellazione di sintomi cognitivi, comportamentali, somatici ed affettivi che, nel loro insieme, sono in grado di diminuire significativamente le capacità di funzionamento di una persona, nonché la sua abilità ad adattarsi alla vita sociale. Sebbene la storia e le esperienze possono influenzare la tendenza o la resistenza alla depressione, è possibile dire che, quella depressiva, è un'esperienza che accompagna gli esseri umani fin dalle origini: da sempre l'uomo si è confrontato con l'umore abbattuto, la mancanza di voglia di fare, la perdita di interesse, l'incapacità di tornare a essere ciò che si era stati.

Da un lato l'esperienza depressiva porta a sentirci tristi, demoralizzati, incapaci di svolgere le attività quotidiane e impossibilitati ad essere aiutati; dall'altro lato, il protrarsi della depressione, tende ad alterare ulteriormente il modo in cui pensiamo a noi stessi, nonché il nostro funzionamento intellettuale. Questo processo, quando ricorsivo, può portare a sentirsi ancora più depressi, apatici, demotivati, deprivati della possibilità di godere delle attività quotidiane, incluse quelle che un tempo sembravano piacevoli. In questo stato, possono comparire alterazioni del sonno o inappetenza, difficoltà a concentrarsi, ecc.

La depressione, come disturbo psicologico, può consistere in uno o più episodi gravi oppure può accompagnare la vita di una persona in maniera più sottile, per la maggior parte del tempo, anche per anni. La depressione può presentarsi a qualsiasi età: dall'infanzia, all' adolescenza, all'età adulta. Un episodio depressivo non trattato, in genere, dura sei mesi o più. In seguito al primo episodio depressivo, molti tornano alla normalità e non ci ricadono più. Molti altri, tuttavia, rimangono depressi.

I sintomi della depressione variano in rapporto alla personalità. Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM IV), ovvero lo strumento di cui si servono i professionisti del settore per diagnosticare i problemi emotivi, quanto più si è depressi, quanto più numerosi possono essere i sintomi elencati qui di seguito:
  • Umore depresso. Per la maggior parte del tempo il depresso si sente giù, triste, vuoto, scoraggiato. Può piangere molto o sentire di voler piangere ma non riuscirci. Anche l’irritabilità è un sintomo comune.
  • Perdita di interessi. Il depresso prova una perdita di interesse e di piacere nella vita così che ora deve fare con sforzo le cose che prima gli piacevano. Spesso vi è anche la perdita di interesse per il sesso. Per chi è depresso è difficile aspettarsi di poter trarre piacere da qualsiasi cosa.
  •  Cambiamenti nell’appetito. Il quadro più tipico è la perdita dell’appetito: il cibo non interessa, bisogna sforzarsi per mangiare, si tende a perdere peso. A volte però, le persone mangiano di più quando sono depresse: usano il cibo come una fonte di conforto o come un modo per riempire il proprio senso di vuoto. In questo caso si tende ad ingrassare.
  • Disturbi del sonno. Chi è depresso dorme molto meno o molto di più di prima. Chi dorme meno tende ad avere difficoltà ad addormentarsi, o si sveglia di continuo, oppure può svegliarsi troppo presto senza riuscire a riprendere sonno. Chi dorme di più invece potrebbe passare la sua giornata da un sonnellino all’altro oppure dormire molto di più la notte.
  • Senso di agitazione o rallentamento. Il corpo di chi soffre di depressione, la sua mente e il suo modo di parlare vanno troppo veloci o troppo lenti. C’è chi è agitato senza darsi pace e chi,invece, si sente rallentato.
  • Perdita di energie. Chi è depresso si sente stanco, esaurito. Anche piccoli compiti possono apparire esorbitanti. Nei casi estremi il depresso può trovare troppo difficile anche svolgere le normali attività quotidiane, come lavarsi, vestirsi, fare la spesa e cucinare.
  • Sentimenti di autosvalutazione o di colpa. L’autostima di chi è depresso è bassa. Chi è depresso può sentirsi inutile o cattivo, potrebbe arrivare ad odiarsi. Può anche credere che la sua depressione sia una punizione che si merita. Spesso chi è depresso è arrabbiato con sé stesso per via della depressione in quanto lascia che interferisca con la vita personale e lavorativa.
  • Difficoltà a pensare. Chi è depresso tende a non sentirsi più in grado di pensare come prima. Può avere difficoltà a pensare e a prendere decisioni.
  • Ideazione suicidarla. Nei momenti di maggiore disperazione, alcune persone depresse possono arrivare a pensare che non valga più la pena vivere e che sarebbe meglio esser morti, arrivando talora a credere che gli altri starebbero meglio se loro non ci fossero. Purtroppo, in certi casi, le fantasie relative al suicidio possono trasformarsi in atto.
Ci sono, inoltre, molti altri sintomi che tendono ad essere associati alla depressione. Spesso ansie, fobie, o forti preoccupazioni per la salute fisica, possono accompagnare gli stati depressivi o contribuire al loro insorgere. Ci si può sentire ansiosi o irritabili. Si può soffrire di disturbi fisici legati allo stress, come mal di stomaco o mal di testa. Si può anche essere alle prese con altri problemi (abuso di sostanze, disturbi alimentari o disturbi da deficit dell’attenzione). Alcuni individui depressi, inoltre, attraversano periodi di "mania", durante i quali si sentono estremamente energici e rapidi.

Spesso è possibile rintracciare, nella storia personale di chi soffre di depressione, la presenza di alcune tipologie specifiche di esperienze. Tali esperienze possono favorire la tendenza alla depressione ingenerando aspettative negative sul futuro ed un sentimento di delusione in relazione a se stessi, agli altri o alla società. Ad esempio, esperienze di separazione o di rifiuto, se non elaborate e contestualizzate, hanno il potere di minare il proprio senso di sicurezza generando un'aspettativa secondo la quale non è più possibile prevedere se i propri bisogni di stabilità, protezione, cure, empatia, condivisione emotiva, accettazione e rispetto saranno soddisfatti o meno. Altre volte la tematica centrale che favorisce l'insorgere di una depressione ha a che fare con l'autonomia personale, soprattutto in quei casi in cui l'ambiente esterno interferisce con la propria capacità percepita di differenziarsi, sopravvivere e lavorare in modo indipendente, o di riuscire nelle proprie azioni. E gli esempi potrebbero continuare..

Anche alcuni tratti della personalità possono incidere sull'insorgere di una depressione. È il caso di chi tende a dare un’attenzione eccessiva ai desideri, ai sentimenti ed alle risposte degli altri, a spese dei propri bisogni. Personalità di questo tipo tendono a reprimere le proprie inclinazioni naturali, pur di ottenere amore e approvazione, di mantenere un senso di appartenenza o di evitare ritorsioni. In genere questo atteggiamento, che implica anche una repressione (o una mancanza di consapevolezza) della propria rabbia, raramente si dimostra funzionale al benessere personale. Altri, invece, finiscono col soffrire di depressione esercitando un eccessivo controllo sulla spontaneità dei propri sentimenti, sui propri impulsi e sulle scelte, allo scopo di evitare di commettere errori, o per soddisfare rigide regole interiorizzate, a discapito, spesso, della propria felicità, dell’espressione di sé, della tranquillità emotiva, delle relazioni intime e della salute.

Indipendentemente dalle cause, ciò che caratterizza maggiormente lo stato depressivo e la gravità di una depressione è il grado di rinuncia a fare qualcosa per cambiare la situazione. La rinuncia investe tanto la speranza di cambiamento che l'idea stessa della possibilità di un cambiamento. Rinunciando, la persona può arrivare ad essere paralizzata dal rifiuto di fare qualsiasi cosa, il suo comportamento può diventare rallentato, demotivato, il pensiero estremamente negativo: "non c'è nulla da fare!".


Purtroppo, l'atteggiamento pessimista, supportato da esperienze e da aspettative negative sul proprio futuro, spesso impedisce a chi è depresso di richiedere un aiuto professionale o di intraprendere un percorso terapeutico. Nell'ottica di chi è profondamente depresso ogni tentativo di cambiare la propria situazione è inutile o, nel migliore dei casi, una perdita di tempo. Spesso infatti sono i familiari a chiedere aiuto.

La depressione è una problematica che non va sottovalutata. Se lo stato depressivo perdura per molto tempo, lo spettro delle alterazioni può farsi sempre più ampio: la depressione può coinvolgere, in una spirale negativa, gli aspetti più importanti della vita. In seguito all'esordio di una depressione, inizialmente molti riferiscono difficoltà nelle relazioni strette e rapporti sociali meno soddisfacenti, alcuni incorrono in problemi coniugali o occupazionali, ecc. Successivamente insorgono disturbi nella percezione del tempo, abbassamento del limite di difesa personale e delle capacità decisionali, ripercussioni a carico del sonno, perdita della memoria, irritabilità, ecc. La depressione è un  malessere la cui “aggressività” finisce con l'investire la qualità della vita non solo di chi ne soffre, ma anche delle persone emotivamente più vicine (il coniuge ed i familiari in particolar modo).

Ansia, depressione e solitudine

Ansia e Depressione: il contesto


Ansia, Depressione, Solitudine diventano condizioni esistenziali che si incastrano tra loro e che sono sempre più diffuse tra i giovani nella fascia d’età compresa tra  i 25 e i 40 anni.
Questo fenomeno, in crescente aumento, dipende da molteplici fattori che interessano prevalentemente la sfera lavorativa e affettiva. In questa fascia d’età, la stabilità nell’ambito professionale e sentimentale rappresenta un prerequisito importante per raggiungere quella maturità ed autonomia che ci permettono di fare delle scelte importanti e di dare una direzione ben precisa alla nostra vita.
Per alcuni risulta essere molto frustrante l’impossibilità di accedere ad un’occupazione lavorativa che garantisca un’autonomia economica; per altri è avvilente e demoralizzante ricoprire un posto di lavoro non adeguato ai propri titoli e alle proprie capacità. Altri ancora, nonostante abbiano la possibilità di lavorare o di studiare, non riescono a intrattenere legami affettivi e sentimentali significativi, oppure vivono una situazione di isolamento sociale. In alcuni casi, due o più delle condizioni descritte sopra, coesistono.



Fallimento personale percepito


Questo status psicologico e sociale spesso conduce ad un ritardo nello svincolo dalla famiglia d’origine, dalla quale risulta difficile differenziarsi e aumenta la sensazione di inefficacia, il senso di impotenza, di insoddisfazione e di fallimento nella crescita personale. Tra i molti giovani alle prese con questa nuova condizione psicologica e sociale, alcuni possono contare sul sostegno affettivo ed economico dei propri cari mentre altri non hanno validi punti di riferimento affettivo.
Il fattore  che accomuna le persone coinvolte da questo malessere psico-sociale e che risulta essere più destabilizzante per loro, è la percezione di non riuscire  a realizzarsi come persona, la sensazione di vivere uno stato di immobilità e ristagno nel quale sono sempre più risucchiate, fino a rassegnarsi e sperimentare questo stallo come uno stile di vita che si sostituisce progressivamente alle proprie ambizioni, alla speranze, alle aspettative su se stessi e sulle proprie capacità.
È molto frequente che persone anche molto giovani, in queste circostanze, incorrano in disturbi d’ansia o stati depressivi che rinforzano ulteriormente la consapevolezza del proprio insuccesso, come in un circolo vizioso.


Disturbi d'ansia


I disturbi che maggiormente accompagnano questo tipo di disagio, sono prevalentemente i disturbi d’ansia.
Prima di tutto è bene ricordare che l’ansia non è sempre un fenomeno distruttivo. L’ansia rappresenta un’emozione di base che ha una funzione primaria nell’evoluzione dell’uomo in quanto comporta uno stato di attivazione neurovegetativa e vigilanza (arousal) funzionale alla sopravvivenza.
Questa componente emozionale si attiva ogni qualvolta una situazione viene percepita come soggettivamente pericolosa. In questi casi, le reazioni animali più comuni sono l’immobilità, la fuga, l’attacco o la ricerca di prossimità con una figura che reputiamo protettiva.

Se il nostro organismo non fosse in grado di sperimentare l’ansia, non riuscirebbe ad individuare il pericolo e a reagire ad esso. In queste circostanze si tratta di ansia fisiologica .
Essa diventa invece ansia patologica  quando persiste in assenza di stimoli potenzialmente pericolosi e comporta una preoccupazione immotivata.

Nella vita di tutti i giorni, alcune persone potrebbero manifestare una forma di ansia eccessiva di fronte a situazioni che, fino a qualche settimana prima, non sortivano alcuna agitazione e che, improvvisamente, diventano fattori ansiogeni. Altre persone potrebbero reagire in modo ansioso di fronte all’assunzione di responsabilità che, in quel momento, non riescono a sostenere, per esempio in campo lavorativo o affettivo.
A volte la sorpresa nello scoprire di essere meno forti o determinati di quanto si pensava, può disorientare, confondere e minare la fiducia in se stessi e nelle proprie capacità, soprattutto se non se ne conoscono le cause. Spesso questa situazione è accompagnata dalla fantasia di aver deluso noi stessi, le persone che credevano in noi e disatteso le aspettative: questa percezione è tanto più dolorosa quanto più noi siamo abituati a vederci come delle persone capaci, disciplinate, perfezioniste.

La certezza del proprio valore si sgretola giorno dopo giorno, lasciando un profondo malessere di cui non si capisce bene l’origine e, questa ulteriore incertezza, contribuisce ad alimentare la sensazione che stiamo perdendo il controllo sulla nostra vita e il potere di darle una direzione. L’ansia che, nel nostro passato, era utile ad affrontare le sfide quotidiane, gradualmente si trasforma in un nemico che inibisce la nostra efficienza personale e sociale.

All’interno di questo contesto, il disturbo d'ansia compare quando l’individuo è pervaso da una preoccupazione esagerata nei confronti della propria capacità di attivazione che viene considerata rovinosa e inaccettabile e diventa essa stessa un pericolo a cui reagire.
In questi casi la reazione d’allarme è sproporzionata e irragionevole ed è alimentata dall’idea di fondo di non essere in grado di sostenere la situazione, di non averne il controllo e quindi andare incontro alla sicurezza di un insuccesso.


Ansia e senso di inadeguatezza


Il disturbo d’ansia comporta quotidiane limitazioni nelle persone che ne soffrono, divenendo sempre più invalidante e un ostacolo per la propria vita sociale, affettiva, lavorativa con l’aggravante che aumenta la propria percezione di inadeguatezza.

Infatti spesso la persona che soffre di un disturbo d’ansia, si percepisce come un individuo disadattato, deficitario e  tende a sottrarsi  alla situazione temuta adottando un comportamento attivo di evitamento degli altri e delle situazioni che incrementa ulteriormente l’ansia anticipatoria per gli eventi futuri.
Questo circolo vizioso ingabbia l’individuo nella condizione di perenne procrastinatore e provoca un’ inevitabile demoralizzazione secondaria dovuta al senso di sconfitta e rinuncia che, in breve, può contribuire all’insorgenza di un disturbo depressivo. Spesso, alle manifestazioni di ansia, si alternano stati fisici di forte debolezza, astenia, pesantezza presenti fin dalla mattina  e a causa dei quali ogni piccolo gesto, soprattutto se si tratta di uscire di casa, diventa un’impresa insormontabile.


L' Attacco di panico


Altre volte, questo senso di inadeguatezza, si presenta sotto forma di un attacco di panico, ovvero  la manifestazione improvvisa e limitata nel tempo di una forte ed eccessiva paura che raggiunge rapidamente il picco di un’escalation provocando reazioni fisiche molto intense come tachicardia, sudorazione abbondante, capogiri, tremori, sensazione di soffocamento, vampate di calore, nausea, paura di morire, sensazione di svenimento o mancamenti, derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (essere distaccati da sé stessi)….
L’attacco di panico spaventa, sorprende e confonde. Lascia nella persona l’idea di non essere più in grado di gestire determinate situazioni, semina insicurezza soprattutto perché è al di fuori del nostro controllo e ci fa confrontare con la nostra impotenza e con l’imprevedibilità del nostro corpo. Quando la persona ha ripetuti attacchi di panico o prova una forte ansia in merito alla possibilità di avere nuovamente un attacco di panico, insorge un disturbo di panico .


Terapia e controllo sul malessere


Molti giovani adulti sono sempre più interessati dai disturbi descritti sopra e questo, in larga parte, oltre a dipendere dal senso di insicurezza e precarietà frutto del nostro tempo,  proviene anche da una conoscenza incompleta delle proprie risorse e potenzialità, oltre che dei propri limiti. Questa inconsapevolezza provoca un pesante disagio nelle relazioni e nell’espressione di noi stessi , disagio che blocca la propria crescita e riuscita personale, allontanandoci sempre di più dalla direzione desiderata. Durante queste fasi di transizione, fisiologiche nella vita di una persona, ma disfunzionali se persistono, un percorso terapeutico offre un valido contesto di aiuto. La terapia diventa una preziosa opportunità di evoluzione personale e un bagaglio esperenziale che fornisce gli strumenti necessari a rileggere in modo utile e produttivo le proprie vicende e vissuti emotivi, trovare delle soluzioni praticabili e restituire dignità e potere alle proprie naturali vulnerabilità.

Dott.ssa Maura Santandrea
www.centro-psicoterapia-roma.it


lunedì 21 maggio 2012

Depressione nella coppia


          

Alcuni eventi della vita possono portare la coppia a confrontarsi costantemente con la depressone di uno dei due partners e assistere impotenti al perdurare del disagio sperimentato dalla persona amata e, di conseguenza, alla compromissione del benessere della vita di coppia, familiare e sociale.

Una depressione può insorgere per diversi motivi ed è difficile stabilire una causa ben precisa. Ci sono però alcuni eventi che potrebbero scatenare una reazione di tipo depressivo: un lutto significativo, il sopraggiungere di una malattia, l’ isolamento sociale, un trasloco o un trasferimento in un altro paese/città, un vissuto traumatico, la presenza di conflitti cronici sul posto di lavoro, eventi post-partum o la neogenitorialità, l’ abuso di alcool e droghe, la perdita del lavoro, improvvise difficoltà economiche, i conflitti coniugali o le incomprensioni prolungate tra i partners.......... 



Le persone che hanno a che fare con la depressione propria o di un congiunto, sono costretti a fare i conti con rilevanti costi emotivi (disperazione, sofferenza, dolore, impotenza.....); costi fisici (malattie e disturbi di varia entità, frequenti visite mediche); costi sociali (ritiro sociale , conflitti coniugali e familiari, perdita delle capacità genitoriali, divorzio, perdita di affetti importanti…..) 


Nel partner depresso generalmente prevalgono alcuni tipi di comportamenti e sintomatologia:

• un evidente abbassamento del tono dell’umore

• una sorta di anestesia affettiva, per cui c’è incapacità a provare un’adeguata risonanza affettiva ed emotiva

• l’anedonia, ovvero una forma di "anestesia organica" che porta al disinteresse per il piacere (ad esempio i piaceri del cibo, del sesso, del sonno) e che è accompagnata da insonnia o ipersonnia, astenia e perdita della libido

• un atteggiamento costante di rinuncia dovuta al sentire di non avere i mezzi per affrontare le situazioni che vengono percepite come immodificabili

• un marcato senso di impotenza verso se stessi, verso gli altri e verso il mondo in generale

• un forte senso di colpa e rovina

• la perdita del gusto

• demoralizzazione , scoraggiamento, avvilimento, tristezza

• la percezione di non ricevere aiuto

• la percezione che il tempo ristagni

• la pesantezza del corpo che conduce all’immobilità 



Uno studio di Janowsky e coll. , ipotizza che : “I sentimenti del partner non depresso verso quello depresso sono un insieme di rabbia per la stretta dipendenza che instaura, simpatia per la sofferenza del paziente ed occasionale senso di colpa per aver contribuito personalmente alla sua depressione... Il partner “sano”, oltre la rabbia e ai sensi di colpa…… si rende conto di essere importante per l’altro e necessario alla soddisfazione dei suoi bisogni”.

Sembra infatti che ci sia un’ elevata correlazione tra disturbo depressivo e conflitti coniugali, nel senso che la persona depressa risulta essere particolarmente vulnerabile agli stress della vita di coppia. Diversi studi hanno dimostrato l’alta incidenza della depressione tra individui sposati o divorziati: nelle donne si manifesta preferenzialmente durante il matrimonio, negli uomini dopo la separazione.

Quando in una coppia è presente un’alta conflittualità, questa potrebbe predisporre l’episodio depressivo o essere una conseguenza di questo ma, comunque, il disaccordo nella coppia viene esasperato dall’insorgere della depressione e viceversa. 


La presenza di una forma di depressione all’interno della relazione di coppia, mette a dura prova entrambi i partners che spesso sentono, ognuno in modo diverso, la responsabilità dello “stato di salute” della relazione. Infatti ogni partner cerca di impegnarsi, nella misura in cui gli è possibile, ad andare nella direzione dell’altro senza però riuscire a migliorare il rapporto. L’assenza di risultati concreti, nonostante gli sforzi compiuti, costringe la coppia a confrontarsi costantemente con la propria impotenza e aumenta la percezione di ognuno di essere incompreso dall’altro, di non essere valorizzato nei tentativi compiuti per risollevare la situazione, di essere inadeguato. La sensazione di avere un legame sempre più a rischio diventa pervasiva e alimenta ulteriormente la percezione di instabilità come in un circolo vizioso.


La terapia di coppia consente ai partners di canalizzare le proprie risorse nella direzione più utile, ristabilire un livello comunicativo intimo che eviti le incomprensioni e permetta ad ognuno di esprimere i propri vissuti in base alle proprie personali esigenze e possibilità e in base a ciò che ognuno è disposto ad offrire e condividere con l’altro.









Depressione in adolescenza



L’adolescenza 


L’adolescenza è quella fase di passaggio dallo status di bambino a quello di giovane adulto e, proprio in quanto si tratta di una fase di transizione, prevede un costante dinamismo e continui cambiamenti che spesso, dall’esterno, vengono scambiati per volubilità, instabilità, squilibrio. L’adolescente cambia il modo di rapportarsi al proprio corpo, ai genitori, agli adulti, ai coetanei, alla società e questi mutamenti, richiedono la presenza di un contesto familiare che, oltre a svolgere una funzione contenitiva, ha anche lo scopo di aiutare il giovane a costruire la propria identità, i propri valori. Quando ciò non avviene, possono manifestarsi nell’adolescente disturbi della condotta, ritiro e isolamento sociale, disturbi alimentari, alterazioni dell’umore che rischiano di sfociare stati depressivi. 



Adolescente e corpo che cambia 

Il bambino, femmina o maschio che sia, va incontro alla trasformazione del proprio corpo: vede le ossa allungarsi fino a raggiungere l’altezza definitiva, vede i tratti somatici modificarsi, i genitali maturare… tutti questi mutamenti lo pongono in relazione con il mondo in modo differente. Il suo corpo attira l’attenzione propria e altrui in modo nuovo, alcune cose che prima erano concesse adesso diventano proibite e predomina la tendenza esplorativa. 

Tutto questo pone l’adolescente in una situazione di forte incertezza. Il fatto che debba imparare a gestire nuove dimensioni fisiche, è poca cosa se paragonato a quanto deve imparare a fare a livello psicologico. Nuove emozioni irrompono nella psiche, raggiungere la maturità sessuale porta con sé la nascita di nuovi desideri e il bisogno di investigare la propria fisicità appena acquisita. Il rapporto con l’altro sesso, spesso disprezzato fino a questo momento, si trasforma sotto la spinta della tensione sessuale e amorosa, che essendo legata ai cambiamenti ormonali, risulta fisiologica in questo momento della vita. 

Il compito di questa fase del ciclo di vita è carico di difficoltà, prevede l’integrazione del nuovo con il vecchio, per raggiungere un’immagine di sé integrata ed accettabile nella sua interezza. 

Di fronte a tutte queste novità spesso si attraversano momenti di incertezza, di tristezza e di paura che condizionano il rapporto con gli altri. In un certo senso l’emergere di queste sensazioni è connessa ad una sorta di nostalgia legata alla fase di vita precedente, l’infanzia. 

È frequente la sensazione di non avere un corpo adeguato e spesso si ha la necessità di passare molto tempo allo specchio a “riconoscersi”, a trovare il miglior modo per presentare agli altri un fisico in evoluzione, non ancora adulto ma non più bambino, un corpo di cui spesso ci si vergogna e che viene percepito con grande disagio e senso di inadeguatezza. 

Tutto questo sforzo può portare a sentimenti negativi: disprezzo verso se stessi o verso i propri genitori che “hanno generato un corpo con tanti difetti o non hanno fatto niente per migliorarlo”, insoddisfazione che può portare ad atteggiamenti autolesionistici, diete drastiche….; confusione: “come mi devo comportare ora?” “Come diventerò?” ,“ Perché le persone mi guardano in modo diverso?” , “I miei genitori mi vorranno ancora bene?” , “ I miei amici mi accetteranno?”, spesso gli adolescenti avvertono un senso di rifiuto o critica soprattutto da parte del genitore di sesso opposto; isolamento: a volte ci si percepisce così inadeguati che si preferisce stare appartati, evitare i contatti sociali e ritirarsi in contesti che possono apparire temporaneamente più gratificanti come i social network, le comunità virtuali che, nei casi più gravi, rischiano di sfociare in forme di dipendenza dalla rete. 


Adolescenti e genitori

Anche il rapporto con i genitori ha un ruolo fondamentale. I ragazzi spesso manifestano atteggiamenti ribelli e si ritengono incompresi. I genitori, da parte loro, da un giorno ad un altro possono avere la sensazione di non riconoscere più il loro bambino, spesso non sanno come interpretare e leggere le emozioni del figlio, possono trovarsi disorientati di fronte a questi cambiamenti, soprattutto se l’atteggiamento dell’adolescente è percepito come impenetrabile, ambiguo, sfidante o poco controllabile . 

L’atmosfera familiare può cambiare e si può andare incontro a momenti di grande tensione. A questa età i ragazzi spesso contestano le scelte e i valori dei genitori, che vengono sostituiti da nuovi e ferventi ideali. I genitori, messi di fronte a tali cambiamenti, possono avvertire una sorta di rifiuto, ma è bene considerare che questo è solo l’aspetto più estremo e amplificato di un sottostante bisogno di differenziazione, sano e fisiologico, che diventa problematico solo se, nella relazione tra genitori e figli, ci sono aspetti di chiusura così rigidi da impedire uno scambio comunicativo efficace e autentico. 

I motivi che spingono i genitori a preoccuparsi sono molteplici: la paura che la volubilità del proprio figlio possa renderlo vulnerabile a influenze esterne poco raccomandabili; il timore che non si abbia il senso del limite e la responsabilità di considerare le conseguenze delle proprie azioni; il dubbio che certi cambiamenti possano ostacolare la carriera scolastica e minacciare le prospettive future; la percezione che il figlio viva delle situazioni di vita, a scuola o tra gli amici, che generano inquietudine nel ragazzo ma restano oscure al genitore…….I timori dei genitori sono comprensibili: i loro comportamenti a volte controllanti o indagatori, altre volte accondiscendenti e amicali, sono dettati dalla volontà di desiderare il massimo bene per i propri figli anche se a volte le modalità e le strategie adottate non sortiscono i risultati sperati. 


Adolescenti ed adulti

Agli occhi degli adulti gli adolescenti rischiano di apparire come bambini troppo cresciuti che non sanno valutare quando è il caso di fermarsi. Il loro gergo risulta fastidioso e uniformante, la loro gestualità esagerata. La loro sfrontatezza sembra sinonimo di scarsa educazione. È a proposito di questi aspetti che il mondo degli adulti ha coniato il termine di “crisi adolescenziale”. 

La cultura adolescenziale è senza filtri e spesso in antitesi con quella dominante che, proprio per questo motivo, è oggetto di sfida. Basti pensare alle costanti provocazioni che molti adolescenti dirigono al sistema scolastico, ai docenti, alla legge….. spesso mettendosi nei guai o arrivando a compiere gesti inconsulti: è il caso del vandalismo, del bullismo……………… 



Adolescenti e società 

I modelli sociali acquistano un valore vastissimo, spesso a partire dalla TV. L’adolescente trova rassicurante ed entusiasmante appartenere ad un “gruppo sociale” nel quale riconoscersi e identificarsi: questa adesione lo fa sentire meno diverso, meno sbagliato, ha una funzione di orientamento e permette di assumere quello status (attraverso il look, gli accessori, gli hobbyes…) che crea aggregazione. Ad esempio la magrezza delle “belle in Tv”, è ricercata ed ambita sia perchè riconosciuta socialmente come desiderabile sia per la sua similitudine con il corpo infantile appena perso e rimpianto. Quando le ossa e la carne non permettono di essere come i modelli impongono, le giovani donne possono nutrire sentimenti di disagio così forti da sfociare in disturbi da dismorforfismo corporeo, disturbi alimentari come anoressia, bulimia nervosa, binge eating disorder….. 

Nella nostra epoca l’ incertezza dell’età va poi a sommarsi a quella culturale di un mondo in metamorfosi, che utilizza sempre nuovi canali e strumenti per rinnovare e rinnovarsi. Il mondo degli adolescenti di oggi è molto diverso rispetto a quello degli adolescenti di solo una generazione fa. Questo pone i genitori in una posizione insolita rispetto a quanto accadeva anche solo 50 anni fa: agli adulti odierni infatti non è concesso di guidare, consigliare e dare sostegno senza aver prima imparato i nuovi codici sociali e comportamentali, ignorando i quali si ha sempre meno controllo sulla vita dei propri figli. 



Adolescente e coetanei

Inoltre un posto di rilievo lo occupa il mondo dei coetanei, che a questa età acquisisce una rilevanza quasi totalizzante. La maggior parte delle volte i vissuti sono quelli di sostegno ed appartenenza al gruppo, tuttavia può capitare che non sia così. Quando il rapporto con il gruppo dei pari risulta compromesso, come ad esempio nel caso delle vittime di bullismo, si può rischiare di andare nella direzione della depressione. Il gruppo dei coetanei può costituire un’importante fonte di rispecchiamento, conferma e costruzione della propria identità e così come può risultare una grande risorsa, allo stesso tempo può trasformarsi in un’esperienza traumatica quando il contesto delle amicizie è ostile e aggressivo. 



Adolescente e depressione 

Secondo le statistiche dell’Unione Europea il 4% degli adolescenti europei tra i 12 e i 17 anni soffre di depressione grave e si sale al 9% intorno ai 18 anni. 

Le cause scatenanti possono essere eventi dolorosi come un lutto, la separazione dei genitori, una delusione amorosa o problemi con il gruppo dei pari, per esempio a scuola. 

In questi casi succede che l’angoscia, la noia o l’assenza di voglia di fare diventino lo stato emotivo predominante e minaccino la sfera affettiva, relazionale o scolastico-lavorativa del soggetto. L’umore risulta depresso, il pensiero ed il comportamento ne risentono, le funzioni cognitive appaiono alterate. Tristezza, malinconia e preoccupazione sono gli stati d’animo predominanti. Possono essere presenti irritabilità e nervosismo. Il ragazzo non sente più interesse in alcuna attività e può tendere al ritiro; la sua autostima si può abbassare bruscamente e può non sentirsi più in grado neanche di svolgere quei compiti che prima riteneva semplici. 

Ad esempio i ragazzi tornano a casa con espressione malinconica, a passi lenti e svogliati, si chiedono nelle loro stanze per ore, si innervosiscono per una frase mal posta, evitano il contatto con gli altri, trascurano la cura della propria persona...... I genitori ed i fratelli si possono chiedere cosa hanno fatto per meritarsi tanta rabbia o indifferenza, se dipende da loro e come possono interrompere questo atteggiamento. 

Possono essere colpite anche l’area del sonno e quella dell’alimentazione. Alcuni ragazzi in adolescenza cominciano ad andare a dormire molto tardi o perché escono con gli amici e fanno le ore piccole o perché trascorrono molto tempo al computer, altri passano ore ed ore nel dormiveglia. Alcuni girovagano per casa e consumano pasti in modo irregolare e poco salutare col rischio di incorrere in disturbi alimentari che, se sommati ad altri aspetti problematici della vita del giovane in quel momento, nelle forme più gravi sfociano in situazioni estreme come l’anoressia e la bulimia. 

Il ragazzo può infine lamentare dolori cronici, cefalee o fastidi gastro-intestinali. I mal di testa per esempio, possono diventare più frequenti e influire sulle relazioni sociali e sugli impegni scolastici e lavorativi. 



Le forme della depressione in adolescenza 

La depressione, in età adolescenziale, può prendere diverse forme. Tra queste: 

- distimia: in questo caso sono maggiormente presenti affaticamento, bassa autostima, stanchezza e perdita di interesse. 

- disturbo depressivo stagionale: maggiormente frequente tra ottobre e novembre. 

- stati misti dell’umore: in cui lo stato depressivo è ciclicamente sostituito da altri stati alterati dell’umore (rabbia, eccitamento, etc.) 

In tutti questi casi è consigliabile agire con celerità poiché lo stato di umore triste e malinconico potrebbe diventare persistente per un periodo abbastanza lungo da compromettere il benessere individuale o presentarsi talmente a lungo da conservarsi anche nell’età adulta. 



La terapia 

La difficoltà maggiore che si incontra in questi casi consiste proprio nel rischio di non riconoscere la malattia identificandola come depressione. Una volta che si riconosce il problema e si arriva a chiedere aiuto, normalmente gli interventi terapeutici risultano efficaci. Per raggiungere questo obbiettivo è utile che genitori, insegnanti e figure di riferimento siano sempre attenti ai possibili segnali che mandano i ragazzi, come ad esempio un improvviso calo nel rendimento scolastico, uno stile alimentare insolito……. 

Quando gli adolescenti si trovano ad affrontare una depressione, i genitori ed i familiari rappresentano sempre una risorsa preziosa e, proprio per questo motivo, un percorso di terapia familiare risulta essere quello più efficace. Nel caso di adolescenti con disturbi dell’umore, è utile tener in considerazione che nella genesi del disturbo possano subentrare una serie di fattori che funzionano come con-cause rispetto all’istaurarsi del problema: le caratteristiche del contesto familiare, la storia personale dell’adolescente, il rapporto che questo ha con le sue figure di riferimento…. Un lavoro terapeutico familiare può quindi portare a ristabilire la serenità individuale del ragazzo e contemporaneamente quella familiare. 

Tale tipo di approccio al problema permette di modificare alcune premesse familiari, che seppur durante l’infanzia avevano funzionato in modo soddisfacente, adesso invece, in adolescenza, è spesso necessario mettere in discussione, tenendo comunque presente che, se per certi versi i figli reclamano autonomia, per altri sono ancora bisognosi di cure ed attenzioni, a volte ancora più intensamente che nelle fasi precedenti. I genitori vanno quindi sostenuti nel trovare la giusta distanza dai figli e nel capire in che modo possono trovare la chiave per aprire il silenzio dei loro figli.



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